Novità!

C’è aria di novità alla Biblioteca Civica di Vinovo…

Ecco cosa vi aspetta nelle prossime settimane:

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Orgoglio e pregiudizio e zombie di Jane Austen e Seth Grahame-Smith

Si tratta di una versione aggiornata del classico inglese, con l’aggiunta di alcune scene inedite con gli zombie come protagonisti. Pubblicato inizialmente da una piccola casa editrice americana, ha avuto un enorme successo, tanto da diventare anche un film. La storia d’amore c’è, solo che in più ci gustiamo qualche bel combattimento: Elizabeth Bennet e le sue sorelle, infatti, sono cacciatrici di zombie.


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Gli anni al contrario di Nadia Terranova

Messina, 1977. Aurora, proveniente da una famiglia fascista, desidera l’emancipazione. Per questo si chiude in bagno a studiare, ansiosa di prendere solo bellissimi voti. Giovanni, d’altra parte, è un ribelle in continuo conflitto con il padre: vuole fare la rivoluzione. Si incontrano all’università e Aurora rimane incinta dopo pochi mesi. La vita insieme, però, non soddisfa le loro aspettative. Una storia di amore, fallimento, utopia e formazione, raccontata dalla figlia Mara.


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Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera di Natsume Sōseki

Si tratta di venticinque racconti raccolti nel 1910, diversi tra loro nel contenuto e nello stile. Nel 2017 ricorre il centocinquantesimo anniversario dalla nascita dell’autore, considerato in Giappone Sommo Scrittore. Conosciuto per Io sono un gatto e Guanciale d’erba, il suo è un nome d’arte: Sōseki significa infatti “una persona che non sa ammettere i propri errori”. Il titolo dell’opera in giapponese (Shōhin Eijitsu), invece, rimanda a molteplici significati: shōhin significa semplicemente “piccole opere”, ma eijitsu racchiude dentro di sé sia l’ansiosa attesa per i caldi giorni di primavera, sia il desiderio di dilatare la durata delle giornate.


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Nerofumo e cenere di Dan Vyleta

In questa versione dell’Inghilterra delo XIX secolo, le persone che compiono atti o hanno pensieri malvagi hanno il corpo ricoperto di Fumo. L’aristocrazia sembra non produrne, al contrario delle classi più povere. In un collegio Thomas e i suoi amici vengono educati da insegnanti crudeli che abusano del potere del fumo. I ragazzi intuiscono che il fumo potrebbe essere un inganno: forse tutto quello che è stato insegnato loro a scuola è una grande bugia. Nerofumo e cenere è un romanzo fantasico e di avventura, che non tralascia intrighi amorosi, fughe, laboratori nascosti, fanatici e rivoluzioni.


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Il serpente dell’Essex di Sarah Perry

Londra, fine Ottocento. Cora, appena diventata vedova, si sente finalmente libera dal ruolo di moglie, che non ha mai sentito veramente suo. Decide di andare a Colchester, nell’Essex, dove alcuni archeologi stanno lavorando per portare alla luce dei fossili. Vuole seguire la sua passione e studiarli. La sua curiosità cresce quando comincia a sentire alcune strane voci di un serpente mostruoso, simile a un drago, che si aggirerebbe nella zona. Il primo ad averlo visto ha perso la testa ed è morto in manicomio. Cora decide così di mettersi ad indagare su questo serpente, e lo farà con il vicario locale, che crede sia tutta una superstizione.


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Il morso di Simona Lo Iacono

L’autrice de Le streghe di Lenzavacche, finalista al premio Strega 2016, ci porta questa volta a Palermo nel 1847. Lucia Salvo, 16 anni, in città è considerata la babba, ossia una pazza. La causa di questa sua reputazione è il Fatto, ossia attacchi di quella che ancora non era riconosciuta come epilessia. Viene mandata a servizio presso i conti Ramacca. Il conte figlio è molto esigente: le serve devono essere adatte a lavori faticosi, ma soprattutto agli esercizi d’amore. È alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga. Quando tenta di avvicinarsi a Lucia, lei lo morde. Un gesto che cambierà la sua vita per sempre.


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Il sorcio di Georges Simenon

Un nuovo giallo per l’amato autore francese, che questa volta fa indagare alcuni compagni di Maigret: Lucas e l’ispettore Lognon. Ecco gli ingredienti: abbiamo la scomparsa di un cadavere, una banda di gangster e alcuni rapimenti. Il personaggio che dà il titolo al romanzo è piuttosto accattivante: si tratta di Ugo Mosselbach, Il sorcio, un anziano barbone di origine alsaziana.


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È come tirare il collo alle galline di Roberto Trussardi

A Bergamo, tra il 1955 e il 1956, il serial killer Vitalino Morandini, il Mostro di Pontiglio, uccise dieci persone nel giro di tre mesi. Il romanzo di Roberto Trussardi racconta la storia dell’assassino e dell’investigatore che indagò su di lui. Lo condannarono a tre ergastoli, ma si impiccò nel 1960. L’autore è un avvocato bergamasco che ha tra le fonti il legale di Morandini; il libro mescola realtà e fantasia, pur rimanendo fedele ai fatti storici.


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Il disertore di Siegfried Lenz

Scritto nel 1952, è stato ritrovato solo dopo la morte dello scrittore. Ha riacceso il dibattito sulle colpe e sulle rimozioni della Germania dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista è Walter Proska, un giovane soldato tedesco che si ritrova a Waldesruh, un forte, alla fine della guerra. La foresta è infestata da zanzare, piena di partigiani armati, e il caldo è asfissiante. Proska si fa delle domande: è più importante il dovere o la coscienza? Chi è il vero nemico? Deve scegliere tra l’appartenenza alla propria terra e il proprio senso di giustizia.


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Versioni di me di Dana Spiotta

L’autrice racconta la storia di due fratelli che vivono a Los Angeles, Nik e Denise. Nik è un chitarrista e cantautore, che ha sfiorato il successo per poi finire in un triste isolamento. Raccoglie nelle “Cronache” taccuini e album di ritagli, costruendo una biografia immaginaria fatta di articoli, interviste, lettere di fan, recensioni e stroncature, tutte scritte da lui stesso. Denise ha una vita più ordinaria e tranquilla, ma il mondo esterno le crea ansia. Dopo il suo cinquantesimo compleanno, Nik scompare. Versioni di me è un romanzo sulla famiglia, sulla memoria e sulla violenza del mondo contemporaneo.


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Voci fuori campo di Ali Smith

Un romanzo polifonico, il ritratto realistico di una famiglia alle prese con le nevrosi della contemporaneità. La presenza di elementi magici, imprevedibili, lo rende un romanzo molto particolare, che fa capire al lettore come, nella vita di ognuno, ci sia sempre spazio per un ribaltamento dello status quo.


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L’anima della frontiera di Matteo Righetto

Nell’alta Val Brenta, alla fine dell’Ottocento, i De Boer lavorano nei campi di tabacco. Augusto, il capofamiglia, comincia a contrabbandare il tabacco in eccedenza oltre la frontiera austriaca. Ben presto sua figlia Jole dovrà compiere quel viaggio da sola. Matteo Righetto ci regala un western letterario.


I titoli qui presentati saranno disponibili a breve in biblioteca.

Buona lettura!

Recensione – “La linea d’ombra” di Joseph Conrad

Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d’anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.

Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell’infanzia, e si entra in un giardino di incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché questo sia un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l’umanità tutta è passata di lì. È piuttosto l’incanto dell’universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.

Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt’un fascio di buona e cattiva sorte – zuccherini e batoste, si può dire – il pittoresco lascito assegnato a tutti, che tante cose riserba a chi ne avrà i meriti, o forse a chi avrà fortuna. Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d’ombra, ad avvertirci che bisogna dare addio anche al paese della gioventù.

coverLa linea d’ombra di Joseph Conrad è stato per me il libro perfetto da leggere in questo momento della mia vita. Ho 25 anni, mi sono laureata l’autunno scorso e sono alla mia prima esperienza lavorativa. Sono in un periodo di transizione dal punto di vista della vita quotidiana, con i ritmi e le responsabilità che cambiano e si evolvono, ma anche dal punto di vista emotivo. Nell’ultimo anno sono avvenuti tanti cambiamenti in me, alcuni dei quali non mi sono ancora del tutto chiari.

Questo classico della letteratura inglese racconta la storia di un ufficiale di marina alla sua prima esperienza di comando. La sua nave, vittima di una bonaccia, rimane ferma per settimane, mentre tutto il suo equipaggio si ammala e il suo primo ufficiale impazzisce, perseguitato dal fantasma del suo precedente capitano.

Come risulta chiaro anche dalla lunga citazione che ho riportato, che altro non è se non l’incipit di questo lungo racconto, tutta la narrazione è incentrata sul passaggio delicatissimo fra l’età della giovinezza e l’età adulta. Il neo-capitano sa di avere le competenze necessarie per fare bene il lavoro che gli è stato assegnato, ma nello stesso tempo riconosce che le sue abilità potenziali non sono mai state veramente messe alla prova. Potrebbe non sembrare un salto nel buio, il suo, ma lo è a tutti gli effetti: per quanta esperienza in mare abbia, per quanta voglia di mettersi alla prova egli senta dentro di sé, sa anche che tutto quello che si troverà ad affrontare sarà incredibilmente nuovo per lui.

Ho letto l’intero libro come un’unica grande metafora di questo incredibile e spaventoso momento della mia vita. I momenti di stasi, in cui sei capace solo di osservare l’esterno, chiedendoti se cambierà qualcosa, senza la forza di farlo tu stesso; i dubbi: sto facendo la cosa giusta? Ho sbagliato tutto forse, e ora dovrò assumermene le conseguenze? Mi daranno la colpa di tutto?

Il protagonista si fa consigliare da chi è più anziano e più esperto di lui. All’inizio della storia, abbandona la nave su cui ha lavorato per tanto tempo senza avere alcuna prospettiva. Decide di cambiare vita perché quella che ha fatto fino a quel momento gli sta stretta. Non ha una motivazione ben precisa: ha bisogno di cambiare, di mettersi alla prova, di uscire dalla routine. E io mi sono identificata perfettamente in questa sensazione.

Poi ad un tratto, un vecchio saggio capitano gli fa capitare sotto il naso l’occasione della vita: diventare capitano, occasione che non si lascia sfuggire. Passa da un momento di completo nulla, senza idee su cosa fare nel futuro, alla frenesia dei preparativi per la partenza. E subito si riprende: dal torpore all’iperattività nel giro di poche ore. A quale ventenne non è mai successo? I cambiamenti sono rapidi e netti. E non si torna indietro.

La linea d’ombra è insomma un libro generazionale, che sicuramente può essere letto da chiunque, ma capito e vissuto veramente solo da chi sta attraversando questo faticoso periodo di transizione. Probabilmente i più giovani farebbero fatica ad identificarsi, non comprendendo appieno, mentre chi ha già vissuto questo momento, potrebbe solo affidarsi ai propri ricordi. Lo consiglio quindi ai miei coetanei, specialmente a quelli, come me, pieni di dubbi.

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Recensione – “Le api” di Meelis Friedenthal

20151020110238_253_cover_mediaCi sono parti d’Europa di cui si sa generalmente molto poco. Un po’ perché da noi sono lontane, un po’ perché la loro cultura è spesso considerata periferica rispetto alla tradizione italiana, francese o inglese, per esempio. Eppure, anche paesi come l’Estonia, in questo caso, sono in grado di regalare piccole perle.

Ho da poco finito di leggere Le api di Meelis Friedenthal, ambientato nell’Estonia del XVII secolo e vincitore del Premio dell’Unione Europea per la Letteratura nel 2013. Racconta la storia di uno studente, Laurentius, che arriva a Tartu, città universitaria estone, dopo essere sfuggito a uno scandalo non ben definito. Fin da subito il suo viaggio presenta numerose difficoltà, e la violenta febbre che lo coglie non appena arrivato a destinazione non lo aiuta ad ambientarsi. La vicenda si svolge nel giro di una settimana, raccontata sotto forma di diario, ma in terza persona.

La pioggia e l’umidità sono sicuramente protagoniste. L’atmosfera del romanzo è fangosa, scura, tetra; crea un senso di oppressione che ben si accompagna al clima culturale dell’epoca, intriso di superstizione (era l’epoca della sinistra caccia alle streghe). Laurentius è l’unico personaggio veramente caratterizzato del romanzo. Tutti gli altri ruotano brevemente intorno a lui, e hanno una connotazione sfumata, come se anch’essa fosse stata cancellata dalla pioggia.

Anche la grande fame viene ben descritta nel romanzo, una carestia durata parecchi anni che costrinse gli strati più poveri della popolazione a vivere in ricoveri ai margini delle città, a trascinarsi per le strade in cerca di cibo, fino ad arrivare ad episodi più o meno leggendari di cannibalismo. Non a caso, il cibo è un leitmotiv di tutto il romanzo: consumato dalla malinconia, la malattia simbolo del Seicento, Laurentius sente che la bile nera corrompe ogni pietanza, ogni bevanda. Già debilitato dalla febbre, non riesce neanche a mangiare, perché ogni pezzo di pane che porta alla bocca ha il gusto della morte.

Il romanzo procede senza colpi di scena, muovendosi più sul piano dell’inconscio e nella psicologia del protagonista che su quello degli avvenimenti reali. Numerosi sono i momenti dedicati a disquisizioni filosofiche, sulla scia degli studi che all’epoca prevedeva l’università (i primi quattro anni, infatti, erano dedicati interamente alla filosofia, considerata propedeutica a qualsiasi specializzazione). Con molto interesse ho appreso che era anche l’epoca delle prime dissezioni umane dal vivo, che diventeranno poi quasi di moda negli anni successivi. Dopo aver scritto una tesi sull’influenza della fisiognomica sulla letteratura, mi è rimasto l’interesse per quei romanzi che si avvicinano alla storia della scienza e della medicina, e devo dire che Le api ha saputo stimolare la mia curiosità.

È il primo romanzo Iperborea che leggo, nonostante mi affascinassero da tempo, e devo dire che sono rimasta piuttosto soddisfatta. Sicuramente quella nordica è una cultura che mi interesserebbe approfondire, e penso quindi che questo sarà solo il primo di una serie di romanzi di questo tipo che leggerò.


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Recensione – “Incontri Disincontri” di Jimmy Liao

img_1598Quando arrivano libri nuovi in biblioteca, io mi trasformo in poco tempo in una bimba felice, come il giorno di Natale davanti a una montagna di regali. Mi metto a saltellare, guardo tutti i libri, sfoglio, annuso e i miei colleghi mi danno della matta. Come dargli torto.

L’ultimo scatolone ci ha portato un po’ di libri per Nati per Leggere, un’organizzazione che si propone di promuovere la lettura ad alta voce per i bambini. La nostra Biblioteca aderisce a questa iniziativa, così periodicamente acquista libri consigliati appunto per essere letti ad alta voce.

IMG_1593Fra questi acquisti, io e la mia collega Giulia abbiamo scovato una piccola perla: Incontri Disincontri di Jimmy Liao. In teoria, dovrebbe essere un libro per bambini. In pratica, secondo noi, è molto più adatto a ragazzi già grandi, se non proprio agli adulti. Non perché abbia contenuti non adatti ai più piccoli, ma perché il tipo di storia, così come di illustrazioni, potrebbero essere poco comprensibili per un bambino. Nel dubbio, come faccio sempre, io lo consiglio a tutti. È davvero splendido.

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Racconta la storia di Lui e Lei, che vivono nello stesso edificio senza saperlo. Lei gira sempre a sinistra, Lui gira sempre a destra. Camminano per la città senza mai incontrarsi. 

La città è una protagonista importante in questa storia. È un posto talmente affollato, talmente confusionario, da rendere tutti tristi e malinconici. Le facce sono talmente tante che tutti diventano irriconoscibili.

Succede alla maggior parte delle persone che vivono in città: vivono vicine per molti anni, eppure non si conoscono…

Le strade di Lui e Lei non si incrociano mai, finché un giorno, vicino alla fontana, si incontrano. Passano un pomeriggio bellissimo insieme, e si scambiano i numeri di telefono. La pioggia, però, li cancella. Iniziano ad aspettarsi l’un l’altro, a cercarsi e inseguirsi senza mai trovarsi. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Si pensano, ma non riescono a trovarsi. Ma poi…

… non vi racconto più nulla, ho già detto fin troppo!

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La storia mi ha colpito per la grande delicatezza e sensibilità. Le note in cima alla pagina indicano sempre la data e le condizioni atmosferiche, così che il libro si trasforma in una specie di diario, e le vicende di Lui e Lei si accompagnano all’alternarsi delle stagioni.

I disegni sono meravigliosi, alcuni molto realistici, altri più fantasiosi: danno modo di vedere come l’autore interpreta i sentimenti dei personaggi, ma lascia anche spazio al lettore per usare la sua fantasia.

È una storia d’amore che ammicca al destino: se è scritto che due persone devono incontrarsi, succederà. Non è detto che sia facile, né che sia veloce. Non è detto che anche una volta che si sono incontrate tutto filerà immediatamente liscio come l’olio

Ma la vita è ricca di coincidenze e può capitare che due linee parallele finiscano per incrociarsi.

IMG_1594È una storia talmente semplice, raccontata con un’emotività così straordinaria, che non può non commuovere. Ho scoperto che l’autore, che io non conoscevo, ha pubblicato oltre cinquanta titoli, tradotti in tutto il mondo, che sono diventati anche film, opere teatrali e parchi a tema. Come si dice in questi casi, “ho scoperto un mondo”.

Lo consiglio davvero a tutti, vi garantisco che si tratta di un libro capace di portare un po’ di poesia nella vostra vita, quella semplice e diretta che ti scalda il cuore.

 

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Sole e Libri – Facciamo tornare l’estate!

Resoconto semi-serio della nostra prima lettura animata

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I giovani, si sa, sono sempre pieni di idee (o almeno così mi piace pensare). Alimentati dall’entusiasmo e dall’esperienza di Debora, siamo riusciti a mettere su una divertentissima lettura animata, ed è stato un successone!

Bisogna ammettere che ci siamo divertiti quasi di più a preparare la lettura che a farla, quasi. Sotto la direzione della nostra Regista, ci siamo esercitati a leggere (in particolare Giulia e Linda), abbiamo provato musiche e costumi, entrate e uscite; abbiamo messo su la scenografia, ci siamo inventati qualche idea per coinvolgere e divertire i bambini. Non vi dico le risate del dietro le quinte e dei giorni passati a provare.

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Nonostante qualche intoppo tecnico (perdonateci, è stata la nostra prima volta), lo spettacolo è andato alla grande. La Bella e la Bestia è piaciuto molto: i bambini si sono un po’ spaventati per l’orrenda maschera, ma si sono subito ripresi quando è arrivato il momento della battaglia di palle di neve (che ovviamente non erano fatte di neve vera, ma meno male che i bambini sanno usare l’immaginazione meglio di noi grandi).

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Il tutto è stato animato anche da qualche balletto: prima la Rosa (me medesima), poi il bellissimo passo a due dei protagonisti, che ha fatto fare “ooooooo” a tutti i presenti.

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Non poteva mancare un bel giretto della biblioteca, in cerca della misteriosa ala ovest del castello, che ha permesso di mostrare ai piccoli spettatori quanti libri hanno ancora da leggere! Belle, in fondo, è un’avida lettrice: non poteva che invitare alla lettura tutti i presenti!

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Per non farci mancare niente, i bambini alla fine si sono beccati anche Frozen, con parecchio entusiasmo direi! Grazie alla spettacolare trasformazione di Elsa e qualche buffa apparizione di Olaf e Sven, anche questa storia è piaciuta molto.

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Dai, in fondo, per essere il primo tentativo, non ce la siamo cavati male!


Vi invitiamo ai prossimi appuntamenti:

Martedì 11 Luglio: Cappuccetto Rosso

Martedì 18 Luglio: Inside Out


Le iscrizioni sono aperte, passate in Biblioteca!

Hanno partecipato: Debora Macchi, Alessandro Zocco, Giulia Sposito, Linda Simonetta, Francesca Raviola, Mario Filippo.

Un ringraziamento speciale a Eliana Littarru che ci ha permesso di dare vita a questa iniziativa.

 

Recensione – “Il libro prigioniero” di Miki Monticelli

copertina-il-libro-prigioniero-def3Con questo post apro una nuova serie di recensioni, dedicate ai libri per ragazzi. Ho sempre avuto una gran passione per i fantasy, e non mi sono mai tirata indietro di fronte all’età consigliata per la lettura. Se un libro è bello, lo è a prescindere da quanti anni hai.

In questo caso particolare, l’età non è indicata sul libro, ma dopo averlo finito ho pensato che il lettore ideale potrebbe avere dai 10 ai 12 anni. Io ne ho 25, e mi è piaciuto molto, quindi non facciamoci condizionare molto.

La protagonista de Il libro prigioniero di Miki Monticelli si chiama Cornelia, una bambina di dieci anni con uno zio misterioso scomparso dal giorno della sua nascita. Lo zio abitava in una residenza d’altri tempi, piena di strane stanze e una gigantesca biblioteca, dove Cornelia e la sua famiglia si sono appena trasferiti.

Fin dalla prima notte, Cornelia avverte una strana sensazione. Trova in casa uno strano libro e va in biblioteca con la madre per cercare di scoprire qualcosa di più. Sarà proprio lì che troverà un padiglione segreto, in cui vive un antichissimo mago, Arborescente. E sarà proprio lui a rivelarle un grandissimo segreto: Cornelia è una fata!

Non è una fata qualsiasi, è una fata di Sangue Rosso, ossia nata umana, il che la rende ancora più rara e particolare. Dopo questa scoperta, Cornelia si ritroverà coinvolta in mille bizzarre avventure magiche, in compagnia dei suoi nuovi amici, Luna e Freccia, aiutanti di Arborescente, e del silenzioso Ander, uno Sparviero dal carattere scontroso. Contemporaneamente, Cornelia dovrà scoprire come aprire il libro misterioso, che la aiuterà nel suo apprendistato per imparare a usare la sua Magia Naturale.

Si tratta di un libro semplice, ma avvincente, pieno di eventi rocamboleschi e personaggi un po’ misteriosi, un po’ buffi. Mi ha divertito e mi ha intrattenuto, e sicuramente mi ha messo la voglia di leggere i restanti due libri della trilogia.

Lo consiglio a lettori di tutte le età: a bambini e ragazzi che amano il fantasy, agli adulti che hanno voglia di staccare un po’ dal tran tran quotidiano per lasciarsi trasportare in un mondo di magia.

 

Clelia e il principe azzurro — The Lark and the Plunge

C’era una volta una bella bambina di nome Clelia. Aveva grandi occhi azzurri e una passione per le storie d’amore. All’età di otto anni aveva deciso che la sua favola preferita era quella di Cenerentola: sapeva che un giorno un bel principe l’avrebbe presa con sé, sposandola e rendendola felice. Crescendo, Clelia aveva incontrato tante […]

via Clelia e il principe azzurro — The Lark and the Plunge